Pigrizia Sociale nel Calcio: l'Effetto Sucker. "Non vedo perché io dovrei correre per te"

Abbiamo potuto già vedere in precedenti articoli come la Pigrizia sociale (ovvero la tendenza a diminuire il proprio impegno quando si è in un gruppo) sia un fattore potenzialmente dannoso anche per una squadra di calcio, inducendo tecnici e società ad attuare in modo più o meno consapevole strategie finalizzate alla riduzione di questo fenomeno.

La panchina non troppo lunga fa parte proprio delle varie tecniche che impediscono un forte calo motivazionale negli atleti, che tendono a sentirsi poco partecipi ad un progetto tecnico quando una squadra è composta di troppi calciatori e vi sono troppi atleti per ruolo.

Abbiamo potuto constatare come esistano vari fattori in grado di spiegare la pigrizia sociale.
Oltre alla strategia dell'allocazione per cui l'impegno è massimo quando la prestazione è individuale e all'effetto del Free-Rider che invece spiega la riduzione del proprio impegno quando l'atleta percepisce la scarsa rilevanza del proprio contributo nella squadra, vediamo adesso un terzo fattore che induce un calo della performance di gruppo,  l'Effetto Sucker.
Quando un gruppo percepisce la presenza di uno o più free-rider e quindi la presenza di compagni che riducono il proprio impegno tendendo ad isolarsi rispetto agli obiettivi di squadra, quei membri che normalmente si impegnano di più tendono a diminuire il proprio sforzo per impedire ai free rider stessi di "nascondersi" dietro agli altri, ponendo quindi in maggiore evidenza il loro scarso impegno.

In pratica, per non fare la figura del merlo (sucker), l'atleta tira i remi in barca per evitare che altri si approfittino di lui.

Per prevenire questo fenomeno, è necessario monitorare il livello di partecipazione degli atleti alle attività di squadra aumentando le possibilità di identificazione del contributo individuale.
L'allenatore, in particolare, dovrebbe progettare ed organizzare allenamenti e sedute che siano in grado non semplicemente di creare sotto-gruppi di lavoro, ma di rendere equo il grado di attenzione rivolto verso ciascuno di essi, magari stimolando ancora di più la competizione.

Un tecnico dovrebbe evitare anche l'insorgere di un quarto fattore responsabile di pigrizia sociale, ossia la strategia del minimo sforzo per cui i calciatori sono portati a ottenere massimi risultati con il minimo impegno, vivendo l'appartenenza ad un gruppo come fattore in grado di colmare il "gap" relativo ad un minore sforzo individuale.

Dr Fabio Ciuffini,
Psicologo
ciuffinifabio@gmail.com

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Info su Dott.Fabio Ciuffini Psicologo dello Sport

Psicologo dello Sport e Mental Trainer. Albo Regione Toscana 4521. Iscritto all'Associazione Italiana Psicologi dello Sport e membro del progetto PDS, Psicologi dello Sport. Cofondatore del progetto CalcioScouting.com. Ricevo ad Altopascio (Lucca)
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