Ma che cos'è la Realtà?


La definizione di Realtà non consente mai di offrire certezze assolute a chi si appresta a comprendere il significato di ciò che ci circonda.

La Realtà viene infatti definita in vari modi, tra cui citiamo alcuni esempi tratti da dizionari ed enciclopedie: Carattere di ciò che esiste effettivamente, oppure In senso astratto, la qualità e la condizione di ciò che è reale, che esiste in sé e per sé o effettivamente e concretamente ed inoltre Il complesso delle cose concrete, materiali, in opposizione alle cose immateriali, non tangibili

Quando parliamo di cose non tangibili diventa difficile comprendere fino a che punto la nostra mente sia in grado di catalogare ciò che ci circonda in modo così nettamente dicotomico, ossia tangibile/non tangibile, soprattutto quando partiamo dal presupposto che la realtà non sia esclusivamente fatta di oggetti materiali ma anche di immaterialità.

Un dato che si evince da una semplice riflessione che ruota attorno al concetto di immaterialità: Ma è mai poi vero che ciò che è immateriale non è tangibile?

Ad esempio, un’emozione non è tecnicamente tangibile (perché non è un qualcosa di esterno a noi che possiamo toccare utilizzando uno dei nostri sensi, ossia il tatto), ma è assolutamente esperibile, ossia possiamo fare esperienza delle nostre emozioni (vivendole) ma anche percepire in modo plausibile quelle degli altri, ad esempio osservando le manifestazioni del sistema nervoso autonomo (ad esempio il rossore del volto davanti ad un vissuto di timidezza).

Che cos’è allora effettivamente tangibile? Soltanto ciò che è disponibile al tatto? Non crediamo. La realtà è fatta di processi oltre che di oggetti. E’ trasformazione, cambiamento, osmosi di vissuti tra gli individui.

La realtà è costruzione di significati soggettivi che nascono dalla peculiarità assoluta di ciascuno di noi, ovvero il fatto stesso di essere soggetti percipienti, unici, distinguibili.

La realtà, quindi, è frutto delle nostre percezioni, dato che l’unico modo che abbiamo per esperire la realtà è data proprio dalle nostre percezioni individuali.

Se il nostro mondo allora è un insieme convergente e divergente allo stesso tempo di percezioni individuali, un mix complesso di soggettività, in che modo potremmo definire la realtà che ci circonda? Si tratta di una sorta di illusione collettiva, di un non-essere che c’è soltanto in quanto lo percepiamo?

Difficile rispondere in maniera universalmente valida, dato che ciascuna risposta comprende la parte di soggettività di colui che scrive.

Tuttavia c’è una certezza: che tutti gli individui sono in grado di percepire ciò che li circonda in modo originale, senza alcuna ombra di dubbio, ma sotto molti aspetti condivisa.

Cosa significa che percepiamo in condivisione? Significa che, fondamentalmente, abbiamo dei codici di percezione condivisi, che interpretiamo ciascuno a proprio modo ma in sintonia con gli altri. La realtà nostra è una realtà assimilabile a quella degli altri laddove vi sia una condivisione di codici percettivi.

Se percepisco una forma di violenza come tale dal mio punto di vista ed in condivisione con altre persone che hanno la stessa mia percezione, avremo davanti ai nostri occhi  una realtà condivisa e, come tale, oggettiva ma sempre dal nostro punto di vista.

Ma se, al contrario, la stessa forma di violenza viene mediata ed interpretata diversamente in funzione, ad esempio, della cultura di appartenenza, quella stessa realtà potrebbe avere significati diversi per altre persone.

Allora ciò significa che non esiste una realtà? No, significa solo che esistono tante realtà, più o meno condivise attraverso i processi percettivi.
Realtà comunemente esperite e, come tali, oggettivizzate in funzione delle nostre esigenze di comunicazione e linguaggio, ma non oggettivizzabiliin senso assoluto, dato che non esiste una realtà esterna che sia sempre condivisa da tutti.

Si potrebbe obiettare che, ad esempio, nel caso di un colore di un oggetto, si renda difficile ipotizzare che esso possa essere esperito diversamente da soggetti diversi. Il blu è blu per tutti, il giallo è giallo per tutti. Ma anche questo può essere falsificabile.

Seguendo la descrizione di Karl Popper, la falsificazione è un processo mediante il quale è possibile dimostrare la veridicità e la correttezza di un’ipotesi a partire dall’assenza di almeno un dato in grado di renderla falsa.
Non possiamo avere l'assoluta certezza che la teoria secondo la quale "il Blu è oggettivamente blu" è corretta, ma possiamo sapere però se essa può essere falsa.

Siamo sicuri cioè che l’ipotesi secondo la quale un colore è realtà in quanto percepito da tutti allo stesso modo non sia falsificabile? Non esiste cioè un modo in grado di dimostrarci l’esatto contrario?

Pensiamo ad un gruppo di persone daltoniche, ossia persone caratterizzate da un deficit nella percezione del colore. Esse non sono in grado di distinguere luci di diversa lunghezza d’onda, a tal punto che un oggetto di un colore disegnato su uno sfondo di altro colore, potrebbe non consentire loro di percepire distinguerlo.

Esiste ad esempio la deuteranopia, ossia l’insensibilità al colore verde, la protonopia (al rosso) oppure la tritanopia (al blu)

In che modo un gruppo di daltonici potrebbe vedere quindi quel colore blu?
Data la variabilità di forme di daltonismo, quel colore potrebbe essere percepito con sfumatore nettamente diverse da ciò che siamo soliti percepire noi, o addirittura non essere percepito affatto.

Di conseguenza c’è da chiedersi: ma quel colore è certamente blu e la realtà di quel colore è l’essere blu, oppure può realisticamente essere percepito anche in modo diverso?

La risposta è sì, quel colore può essere realmente blu e realmente verde o non essere nemmeno percepito come fosse del tutto inesistente, in funzione di chi percepisce.
La realtà è percezione, ed è percezione condivisa. Analogamente ai nostri vissuti soggettivi per i quali viviamo in modo analogo avvenimenti simili, siamo in grado di percepire in modo analogo ciò che ci circonda realizzando un costrutto di realtà che risulta proprio dalla condivisione dei nostri percetti soggettivi.

Costruiamo la nostra realtà in modo soggettivo sempre, condiviso qualche volta, uguale mai.


Fabio Ciuffini
Psicologo







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Info su Dott.Fabio Ciuffini Psicologo dello Sport

Psicologo dello Sport e Mental Trainer. Albo Regione Toscana 4521. Iscritto all'Associazione Italiana Psicologi dello Sport e membro del progetto PDS, Psicologi dello Sport. Cofondantore presso CalcioScouting.com. Ricevo ad Altopascio (Lucca) o Prato (PO)
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